Cambiare template per non cambiare niente

Ho appena fatto un nuovo template perché quello vecchio era vecchio e questo nuovo è nuovo. Come ragionamento dovrebbe filare. Segue comunicato stampa.

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Creato da Grezzo International, il nuovo layout di Two Heads abbatte gli schemi classici della divisione classista fra colonne e contenuti, riformulando una nuova idea di impaginazione testuale in cui i blocchi di testo non sono compressi in rigide strutture lineari prestabilite ma si compongono ordinatamente e autonomamente secondo il proprio bisogno materiale, spinti da una chiara etica sociale. La parola scritta non più considerata come prodotto finale di una cultura, ma come entità viva in movimento, foriera essa stessa di interazioni culturali che rompono gli schematismi classici e classisti.
Quest’opera, scevra da orpelli tecnonanistici (simboli di un consumismo visuale di chiara matrice capitalistica), ammicca alle masse cazzeggiatrici con un piacevole mix di marxismo leninismo e CremaRiso Muller.

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Signore e signori, buonanotte

Inauguro la sezione cineforum con il film che ho finito di vedere pochi secondi fa grazie all’esclusivo canale Satellitaldigitale El Mulo Piddupi International: Signore e signori, buonanotte. E’ un film satirico del 1978 concepito ad episodi, con un cast di altissimo livello: Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Ugo Tognazzi,  Paolo Villaggio. Maggiori informazioni le trovate sui siti specializzati.

L’episodio sul bambino napoletano è un simil-reportage drammatico che viene stemperato nel surreale da un ottimo Villaggio lucidamente farneticante che ricorda molti ospiti di Porta a Porta.
Fra i quattro politici napoletani ce n’è uno che deve aver ispirato un tale Silvio B. nel suo discorso d’esordio al parlamento europeo (vedi video su youtube) nel citare pateticamente "u sole e u mare".

Il pezzo di Tognazzi che fa il generale mi ha fatto lacrimare dalle risate fino al finale col botto (dove invece più che ridere si gode).

Il concetto del Disgraziometro è praticamente il perno di metà dei palinsesti televisivi attuali.

Si ride ma non solo. L’attualità del film è a tratti sconvolgente, ed impressiona che da questo punto di vista l’Italia, in 30 anni, non sia cambiata affatto.
E ora signore e signori, buonanotte, vado a dormì.

Ti DICO io dove cercare gli estremisti

Inizio a dire che personalmente non ho condiviso il gesto dei due dissidenti, men che meno quello del senatore De Gregorio eletto col centro-sinistra che è passato sin da subito al centro destra (questa è una porcata che però viene omessa quasi sempre). Ma io non sono pacifista, e i giudizi soggettivi contano ben poco. I due senatori in questione potrebbero anche aver ragione, ed io torto, non è questo il punto che mi interessa.

C’è un aspetto più generale che non mi torna.

Per la tenuta del governo, i rappresentanti del pensiero pacifista devono votare per la missione di guerra in Afganistan e per l’ampliamento della base USA di Vicenza (quest’ultimo addirittura contraddice quanto scritto nel programma dell’Ulivo). Da nessuna parte ho sentito parlare di voto di coscienza, anche se coinvolge un aspetto molto ideologico, per una volta che forse era appropriato. No, la coscienza la possono avere solo i cattolici che la tirano fuori solo quando vogliono soggiogare gli altri ai loro fanatismi medioevali.

I PACS non si è nemmeno provato a farli passare, sono bastati i primi malumori dei teodem per farli accantonare. Si è dunque passati a proporre – prostrati umilmente in ginocchio – i DICO, ma anche in quel caso Mastella e soci hanno dichiarato subito la propria intransigente contrarietà. Tenuta del governo in ballo? Sia mai, gli amici del Papa di Roma hanno diritto di veto.
Per concedere diritti voluti dalla maggioranza di chi ha mandato questa gente al governo non si impunta nessun D’Alema, non se ne fa una questione di fiducia, sebbene – questi sì – siano in quel programma per cui sono stati votati. Per ampliare la base di Vicenza, aumentare le spese militari e prolungare la permanenza in quel puttanaio afgano si fa la voce grossa e si mette in mezzo la tenuta del governo.
E’ bene puntualizzare che un governo che va sotto in un provvedimento non è cosa così drammatica, accadde spesso pure al Polo (soprattutto quando votavano la mattina presto), anche se trattasi di politica estera. Se non fosse che il solito egocentrico D’Alema ne ha fatta una questione di fiducia all’intero governo. Bravo baffino, sei davvero un figo a voler fare sempre il primo della classe.

Il governo non è ostaggio di pochi parlamentari della Sinistra, bensì è monopolizzato dalla massa di integralisti cattolici dalla doppia morale di Margherita e Udeur. Non prendiamoci per il culo, please.

Per finire riporto alcuni estratti dal programma che questi senatori dovrebbero attuare:

[…] reputiamo necessario arrivare ad una ridefinizione delle servitù militari che gravano sui nostri territori, con particolare riferimento alle basi nucleari. Quando saremo al governo daremo impulso alla seconda Conferenza nazionale sulle servitù militari, coinvolgendo l’Amministrazione centrale della Difesa, le Forze Armate, le Regioni e gli Enti Locali, al fine di arrivare ad una soluzione condivisa che salvaguardi al contempo gli interessi della difesa nazionale e quelli altrettanto legittimi delle popolazioni locali.

L’Unione si impegna, nell’ambito della cooperazione europea, a sostenere una politica che consenta la riduzione delle spese per armamenti.

Dialogo di coppia, estratto dalla Cistifellea di Callimaco

Ella: – Eh eh eh. Potremmo altresì enunciare…
Egli: – Postuliamo, cara, postuliamo!
Ella: – Quanto ardimento nella vostra parenza di paranza asfittica, mio godereccio lamierino ondulato.
Egli: – Meteorismo è il mio secondo nome, il mio cognome è Sovente.
Ella:- Bramo suggere i tuoi punti neri al chiaror della luna riflessa su unte padelle inox individuandoli con la punta della mia rasposa lingua.
Egli: – Non riesco mai a scrostare del tutto le tracce di escrementi dal fondo del wc senza l’ausilio di strumenti vietati dal regolamento di gara. Ciò mi farà impazzire.
Ella: – Marrano, tu non presti udienza alle mie soavi parole! Io soffriggo per te e tu mi lasci abbrustolire.
Egli: – Perdona la mia mente offuscata, ma sono ancora sconvolto, aver visto la fine del rotolone Regina ha annullato tutte le mie certezze. Vidi il vuoto della mia sottile esistenza.
Ella: – Ho un certo languorino…
Egli: – Prima di cena dovrò farti una rettoscopia, questi sintomi non vanno sottovalutati. Ho perso un pesce rosso alla tenera età di anni undici, non posso perdere anche te.
Ella: – Ihihih stiamo tubando come due piccioni dell’alta sassonia in Piazza della Sorca a Lecco.
Egli: – You tube?
Ella: – Tu mi turbi come un esausto ferroviere arso dal sole d’agosto riverso sulla massicciata cosparsa dell’evacuazione di un passeggero obeso in ritorno da un pranzo di nozze calabrese.
Egli: – Appropinquati e porgimi le pere.
Ella: – E tu dammi la banana.
Egli: – Poni sulle mie frementi mani le lisce e tonde mele.
Ella: – Affidami i due preziosi kiwi.
Egli: – …perdinci! Manca lo zucchero in questa macedonia. Possa l’Artusi aver pietà di noi!
Ella: – Moriremo tutti! Prendi il ferro da stiro e scappa, salvatevi almeno voi due!
Egli: – No, è inutile. Non vi è speranza, la nostra condanna è incisa come il Testo sullo Sterone.
Ella: – Eureka! Forse possiamo ancora sottrarci dall’ira funesta del celebre Pellegrino!
Egli: – Istruiscimi sul da farsi! Son tutt’orecchi e cerume!
Ella: – Sovvienimi un ottimo surrogato zuccherino! Orsù, prestami tosto la tua tosta banana di riserva!

…e vissero felici di stenti, a denti stretti come lontani parenti, destini uniti seppur distanti.

Topi e tope

Da molti mesi – leggasi "ere geologiche" – le uniche tope che si vedono in casa mia sono i tarponi (aka sorci/pantegane) che cattura il mio gatto.
Lui da bravo va in giro e mi porta questi topi, spesso morti, in giardino. Il tutto credo nasca da un malinteso dovuto alla sua non completa padronanza del fiorentino. Non ha ancora chiaro il significato di una frase che gli ripeto spesso: «provaci te a raccattarmi qualche topa».
A dire il vero anche i topi grigi hanno il loro fascino e una bottarella gliela potrei anche dare. Nei momenti di carestia non si butta via nulla. Qui ahimè si pone un altro scoglio: se sono morti con le budella mezze di fuori un po’ mi fa senso, e io coi morti preferisco non trombarci (per adesso, del doman non v’è certezza); se sono vivi io ci starei pure, il problema è che quelli preferiscono farsi sbudellare dal mì gatto piuttosto che subire le mie avance sessuali.

Scusate… sono Ermanno Licursi

(autore: Riccardo Venturi)

Salve, salve a tutti. Scusate se non so esprimermi troppo bene, scusate se vi sembrerò goffo. Mi chiamo, anzi mi chiamavo, Ermanno Licursi: dico mi chiamavo, perché sono morto.

Sono morto per una partita di calcio, sapete. Facevo il dirigente di una squadretta di terza categoria dilettanti, la Sammartinese, con sede a San Martino di Finita (Cosenza). Per favore, abbiate rispetto verso un morto e non datemi ad intendere che sapete dov’è, San Martino di Finita. Vi vedo smanettare su Google Earth, San Martino di Finita, Italy. Così come, di sicuro, ignorate dove sia Luzzi. A Luzzi ci ero andato ad accompagnare la Sammartinese che giocava con la Cancellese. Terza Categoria, girone D calabrese. Sono morto a botte. Al termine della partita. Dicono per un calcio al collo tiratomi da qualcuno della Cancellese, ma che ne so io, non è compito mio stabilire come sono morto. Ci penseranno le autorità, a quello. Io so soltanto che avevo 41 anni, un lavoro, una famiglia, e che per passione seguivo ‘sta squadretta di paese. Per questo sono morto. Per questo i miei figli non hanno più un padre. Per questo mia moglie non ha più un marito.

Sono qui a scrivervi questa cosa perché, devo dirvelo, sono incazzato nero. Non solo perché mi è toccato morire a 41 anni in questo modo idiota, per di più mentre cercavo di mettere pace in mezzo a una rissa scoppiata per una partita di calcio del girone D di terza categoria. No, non solo per questo. Sono incazzato nero anche perché mi sembra d’essere a me, di terza categoria, girone quel che volete. Del girone dei Nessuno, sono. Del girone dei Noncontiuncazzo. Sono sempre stato una persona tranquilla, non ho mai fatto del male a nessuno; e allora mi sarà permesso, almeno da morto, d’incazzarmi come una jena e di scriverlo.

Il fatto è che, pochi giorni dopo il mio assassinio, è accaduto un altro gravissimo fatto. A Catania. Durante il "derby" fra Catania e Palermo, in serie A, anticipato al venerdì perché in quella città doveva cominciare la festa della santa patrona, Sant’Agata (nome che, in greco, vuol dire "buona"). Intendiamoci, di rivalità di paese me ne intendo; mi è toccato morire in questo modo cretino perché
dalle mie parti sono tutti "derby", di quelle ferocissime sfide di paese che non vi immaginate neppure. Calcio sano dilettantistico? Sano sport di provincia? Ma lasciatevi dire, signore e signori, che davvero non ci capite niente, voi là sotto. Qui, di sano, non c’è più niente. Ve ne potrei dire, di cose. Vi potrei dire che, oramai, per un rigore non dato, per un’espulsione di un giocatore, persino per un angolo o una punizione, si rischia la guerra tra le 57 persone che sono a vedere la partita e i 22 che sono in campo con le magliette sponsorizzate dalla Prosciutti Caruso o dalla Lux Elettrodomestici di San Pantaleo Su Pe’ Monti.

Ma vi dicevo di Catania. Ecco, prima della partita di Catania mi sono riservato un piccolo momento di orgoglio, spero che mi capirete. Un minuto di raccoglimento tutto per me. In serie A. Io, Ermanno Licursi, di cui nessuno aveva mai sentito parlare, di cui nessuno avrebbe ragionevolmente, e seguendo il corso naturale delle cose, sentito parlare se non mi avessero massacrato a calci e pugni allo stadio di Luzzi. Ora, d’accordo che durante questo minuto di raccoglimento si sentivano urla del tipo "Palermo Palermo vaffanculo", oppure "Palermitani bastardi, dovete morire", segno – giustappunto – del più civile e sentito raccoglimento per la mia morte; ma mica potevo pretendere più di tanto. Mi stavo dunque disponendo a seguire la partita in collegamento su Sky (qui ci siamo direttamente nello sky e
il decoder è gratuito), quando mi sono accorto che fuori dallo stadio stava accadendo il finimondo. Una Cancellese-Sammartinese moltiplicata cento, mille volte. Scontri armati. Ma che dico, scontri armati, la guerra!

Alla fine chi la guardava più la partita. Dopo un po’, quassù, è arrivata un’altra persona. Poco più giovane di me, un ragazzo di trentott’anni. Un ispettore di polizia, stavolta. Tale Raciti. Ma porca della miseria cane e ladra, un’altra partita di pallone e un altro morto. I nostri sguardi si sono incrociati per un attimo, ma l’ho lasciato stare. Si vede, poveretto, che gli giravano le scatole, e non poco. Come non capirlo. Aveste dovuto vedere me i primi momenti dopo che ero arrivato quassù. Non mi si stava intorno. Ma nei prossimi giorni, spero di poter parlare due secondi con lui; sì, lo spero proprio, ci tengo.

Non è mica colpa di quel povero ragazzo, anzi. Ci mancherebbe solo questo. Quando si sarà un po’ ripreso, quando si sarà fatto – volente o nolente – una ragione d’esser morto, e morto in questo modo, avrò sicuramente la voglia di abbracciarlo, magari ce ne andiamo a bere un caffè insieme (non Lavazza perché non la sopporto più quella pubblicità imbecille ambientata da queste parti). Sono incazzato con
quegli altri, quelli che sono rimasti laggiù. Con i politicanti, con i giornalisti, con quella razzumaglia d’ogni risma. Per me, Ermanno Licursi, dirigente di una squadretta di serie zeta ammazzato negli spogliatoi al termine d’una partita, non si sospende nessun campionato. Nessuna legge speciale. Nessun articolo del grande giornalista; solo qualche servizio relegato per pochi giorni nei tg, solo articoli che dopo due o tre giorni son diventati trafiletti di poche righe. Ma questo sarebbe ancora niente. Questo lo potrei anche capire, non sono un presuntuoso e so stare al mio posto.

Per me, no, nessun funerale in diretta televisiva. Nessun arcivescovo che si è scomodato per dirmi il funerale. E, soprattutto, nessun bel discorso su come "salvare il calcio", nessuna ricetta magica, nessun modello inglese, nessuna sfilata di siti internet di mezzo mondo con la notizia in prima pagina. Niente di niente. Nessuna sottoscrizione del TG5. Nessuna borsa di studio per i miei figli. Tie’, Locurso, Licursi o come cazzo ti chiami, beccati ‘sto minuto di raccoglimento e taci, e ringrazia pure. Come si dice? De sciò mas go on. Se quei disgraziati non avessero spedito quassù anche quel poveraccio di poliziotto, a quest’ora altro che campionati sospesi. A quest’ora, gran commenti sull’Inter schiacciasassi, su Ronaldo, su chissà cosa. Altro che partite a porte chiuse, altro che stadi a norma,
altro che tornelli, altro che scritte sui muri di Livorno, di Piacenza o di San Diosagrato de’ Volsci. Nulla. Nada. Nix.

Ora, certo, forse sto esagerando. Anzi, no. Del resto, è l’ultima occasione che mi resta per dire qualcosina; altre non me ne saranno date; e lasciatemi sfogare. Di tutte ne ho sentite in questi giorni.
C’era di mezzo un poliziotto, e allora giù a ritirare fuori quell’altro poveraccio, come si chiamava, Giuliani, le scritte sui muri, gli strepiti, e io che di Giuliani al massimo conoscevo l’amaro medicinale. Ma che cavolo c’entra? O forse c’entra, e sono io che non capisco niente. Ma, del resto, sono solo un Ermanno Licursi qualsiasi, dirigente della Sammartinese. Il mio nome, fra due giorni, non dirà più niente. Come, purtroppo, non dirà più niente quello di Raciti. Come non dicono assolutamente più niente quelli di Paparelli, di Spagnolo, di Fonghessi, di Furlan, di Filippini, di De Falchi. Come non dicono più niente quelli di trentanove persone morte calpestate in uno stadio belga. O quelli di quattro ragazzi morti carbonizzati in un vagone ferroviario, la stessa fine che rischiò di fare un ragazzino di quattordici anni a Firenze, tale Ivan Dall’Olio.

E questi qui parlano di "tolleranza zero". La tolleranza zero, mi permetto di dire e poi torno nel mio nulla eterno, dovrebbe essere verso di loro. Verso il potere. Ma tanto mica c’è niente da fare; de sciò mas go on, e ci goerà on, cavolo se ci goerà on. Con qualche abbaiata del potente di turno, con qualche legge, con qualche repressione che colpirà da ogni parte tranne dove dovrebbe realmente colpire. E così vi saluto. Ero un uomo tranquillo. Tornerò, non abbiate timore, ad essere tranquillissimo. Per sempre.

Teppisti idioti, ragionate please

Il teppista idiota ammazza un carabiniere con un sasso fuori dallo stadio. La conseguenza è giorni di lutto nazionale, fiumi di melassa televisiva e chiusura degli stadi. Con conseguenze negative per tutti: tifosi che non potranno seguire le partite, televisioni che perdono incassi, ma anche nessuna possibilità, per chi lo desidera, di creare disordini. Ne converrete che è una mossa stupida da qualsiasi punto di vista.

Il teppista intelligente e lungimirante invece ammazza uno qualsiasi senza divisa, ad esempio un dirigente, va bene anche in campo, lasciatevi guidare dalla fantasia. Nessuna trasmissione verserà lacrimoni finti e tutto continuerà come prima.

Cari amici teppisti, voi che siete la parte sana del giuoco del calcio, imparate a scegliere meglio gli obiettivi da colpire. Certo, capisco che uno allo stadio di fronte ha i caramba, se ci sono incidenti chi ci rimette o è un tifoso o è un sacro milite. La soluzione però ci sarebbe: affidare la sicurezza negli stadi a muratori, manovali o qualsiasi altra categoria sfigata, di quelli che ne crepano quattro al giorno facendo il proprio dovere. Così chiunque dei contendenti possa morire, potete state sicuri che non se lo filerà nessuno e non dovremo sorbirci retorici e estenuanti lutti rituali sui media, nuove leggi ad minchiam e soprattutto Pippo Baudo che cazzia il Santo Padre.