Fotogrammi di pensieri

Guardo una tua fotografia
i miei occhi fluttuano
rapiti dal pensiero
di stringere fra le mani
la tua austera bellezza.

Scorrere con le dita
il tuo liscio dorso
insinuandole lentamente
nella tua delicata apertura.

Fissarti,
far passare il mio sguardo
attraverso di te,
per cogliere in un istante
la tua particolare
e preziosa
visione del mondo.

D’un tratto
scorgere me stesso
riflesso
dentro di te
e il mio respiro quietarsi
in un silente sorriso.

***

Oh, meglio che chiarisca: queste righe sono dedicate alla Canon New F-1, una reflex del 1982. Che vu pensavate, che facevo l’Ungaretti de’ poveri per una fia? Siiieeee, ne’ denti. 🙂

Bramo la Canon New F-1 da qualche anno, negli ultimi mesi avevo provato a dimenticarla, poi ho rivisto una sua foto e si è risvegliato fragoroso l’amor sopito. Prima o poi ne troverò una in buono stato ad una cifra abbordabile, e mi toglierò questo desiderio.

canon new f-1

Ammiratela, è bellissssssima. Non mi dilungherò sulla sua importante storia, sulle sue gesta, sulle sue notevoli doti tecniche.
Osservate anche soltanto il suo fascino sobrio, l’eleganza composta e lineare. Non si può non apprezzare la sua bellezza semplice eppur devastante. Non è frivola e stupida come una compattina caccodigitale, ha un fascino così tangibile e presente che ti pare quasi di poterlo raccogliere con le mani. Solamente guardandola dritto nell’otturatore sai che non ti può tradire, che ti sarà fedele anche nelle situazioni più avverse, che ti chiede solo di apprezzare le sue doti interiori, e capisci che i suoi piccoli difetti fanno risplendere ancora di più la sua preziosa unicità.
Il fatto che sia più difficile capirla ti fa apprezzare ancora di più quando ne esce un bel risultato, perché è unicamente frutto della tua mente.

La fotografia non è semplicemente premere un pulsante, c’è qualcosa in più, l’interazione fra due corpi, quello umano e quello della macchina. Le macchine reflex analogiche danno quel calore, quell’affinità intellettiva che con una digitale non riuscirei a provare. Se fossero persone potremmo dire che con la digitale ci trombicchi finché non ti viene a noia, con l’analogica ci fai l’ammmore e provi piacere anche solo a guardarla.

Non si censuri il dibattito popolare!

Mannaggia. Leggo un interessante articolo di Kataweb Cucina (webzine di area prodiana) sull’annosa questione del "buon appetito" ad inizio pasti, argomento delicato che spacca in due l’Italia. Provo a commentare e mi esce fuori un messaggio di errore per sospetto spam. Vergogna, questa è censura! Come al solito le posizioni di chi non si schiera al centro tavola vengono subito tacciate di estremismo e si attua una vera e propria censura preventiva.
Passi che non si possa più discutere di PACS/DICO pena la scomunica papale; mi sta bene, ci sono altre priorità nella nostra amata patria, come ha detto Rutelli.
Però non possiamo censurare il dibattito popolare sulla disciplina del "buon appetito", visto che ciò fa parte dei 12 inderogabili punti di azione governativa, visto anche che è un argomento strategico nel quadro di uno sviluppo delle relazioni internazionali, visto che dobbiamo essere grati agli USA per averci liberato.

Sfidando la censura di matrice prodiana, incollo qui sotto il mio commento che avrebbe dovuto apparire su quel blog, a firma "Duca Conte Il Grezzo".

Mi sembra abbastanza chiara la situazione iniziale, si inizia ad ingerire il cibo solo dopo il via del giudice di gara (la padrona di casa o il commensale prestigioso), chi mette qualcosa in bocca prima del "via libera" viene squalificato e deve saltare la portata, tornando in gara solo con quella successiva.

Fin qui le regole sono chiare.

L’articolo però non affronta l’annosa questione del rutto a fine pasto: c’è anche in questo caso un preciso ordine? Qui si scontrano varie usanze. Secondo la tradizione anglosassone, di derivazione celtica, deve iniziare il capotavola ed a seguire gli altri procedendo linearmente in senso antiorario; chi salta il proprio turno non ha diritto al caffé.
Secondo la tradizione astro-ungarica il primo rutto spetta al più anziano, mentre per i successivi non è previsto alcun ordine preciso, vige soltanto l’usanza che le singole coppie debbano ruttare in contemporanea, come segno di  affinità e affiatamento. Non ruttare all’unisono viene visto come segno di dissidi e presagio di una fine precoce dell’unione fra i due.

Getto l’autostima nell’apposito contenitore

Ieri era l’ultimo giorno del corso di autostima che frequento da un anno. Per festeggiare, a fine seduta gli altri partecipanti mi hanno legato e gettato nudo dentro un cassonetto della carta. Ho passato così tutta la notte all’addiaccio. Solo questa mattina due vigili urbani, attirati dal mio mugolìo, hanno aperto il portello e  prontamente hanno tirato fuori il mio corpo rattrappito dal gelo notturno. Subito dopo, imprecando verso chi aveva compiuto tale gesto sconsiderato, hanno provveduto a collocarmi nel cassonetto dei rifiuti organici.

Colgo l’occasione per ringraziarli.