De pulchra gallina

Sto digitando da una postazione con Windows XP che non ha Firefox. mi tocca usare Explorer. Abominio. Come previsto si è impallato dopo 4 siti, e precisamente sulla home personalizzata di Google, manco fosse chissà quale sito mal progettato.

 

Ho scoperto una piccola città, ove adesso mi trovo, di cui non farò il nome per evitare esodi di massa, che è più simile all’idea di figodromo che di agglomerato urbano. C’è una densità di topa maggiore che a Bologna, ed ho detto tutto. L’unico problema è che le detentrici di vagine paiono uscite dalla stessa catena di montaggio, dunque ancora non ho capito come facciano i ragasssi a riconoscere le proprie fidanssate. Avranno tecniche simili a quelle dei pinguini, forse dall’odore.

 

Ma veniamo alla cosa più bella che abbia visto ivi e che mi ha spinto a accedere a Splinderozzo per condividere la risata. Mentre passaggiavo in un piccolo parco pubblico ho notato in lontananza un signore che, braccia dietro la schiena, guardava il suo animaletto spassarsela. Essendo il giardinetto per i cani a pochi metri, ho pensato "guarda questo zozzone fa cacà il su’ cane nì prato dove si siede la gente". Avvicinandomi però ho iniziato a dubitare fosse un cane di piccola taglia, allora ho sorriso: "dev’essere un gatto, ganzo". Giunto a pochi metri mi son bloccato di colpo e ho sorriso come un bimbetto deficiente. Non era nemmeno un micetto, era una paffuta gallina (molto paffuta) che razzolava felice nel fogliame, in compagnia di un merlo distante meno di un metro. Bellissimo. Percepivo la felicità del ruspante, che ovviamente avrà avuto un nome. Per chi non le conoscesse, vi assicuro che le galline son animali molto divertententi. I galli no, i galli son stronzi. Mi ha messo di buon umore questo affresco di realtà contadina che resiste nell’ordinaria cittadina moderna. Perché una volta in Italia avere polli che giravano per casa e averne uno preferito non era una cosa tanto rara (così mi hanno raccontato).

 

Visto che con le "galline umane" non c’ho speranza, domani ci provo con questa pollastrella. L’ho vista molto atletica e focosa. Chissà…

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On the beach, again

Appunti sparsi sulla scorsa settimana. Ieri son tornato a Firenze dopo sette giorni di mare, poi subito dritto allo stadio per vedere segnare quel cinghiale di Vieri e sfoggiare i’ ffisico (si fa per dire). Oggi mi sento benissimo, è la mia cura anti-stress preferita – il mare intendo, ma un po’ anche lo stadio. Nuotare un’oretta la mattina e poi il pomeriggio è davvero una goduria per il mio fisico nerdico bisognoso di movimento. Fare il morto a galla è sempre un’esperienza trascendente e fa parte di una serie di danze rituali di ringraziamento al pianeta Terra che attuo soprattutto il primo e l’ultimo giorno di mare. Il mio stile libero ha sempre dei grandi deficit, ad esempio mi dimentico di muovere le gambe, poi se le muovo e vado troppo veloce alla quinta bracciata incamero litri d’acqua marina e mi devo fermare. Bere acqua di mare pisciosa mista a plancton è comunque un sommo divertentimento.
Fra l’altro il mare deve depurare la pelle, perché mi diventa liscissima. Mi viene il dubbio che sia l’eccesso di detersivi presenti nell’acqua a fare questo effetto.

Situazione faiga on the beach. Poca ma buona, tranne rari casi. Da studioso (o meglio osservatore distaccato) ho notato che quest’anno le femmine si muovono perlopiù a coppie di stampo "velinico", una bionda e una mora. Inoltre le strafiche viaggiano a coppia di pari caratura. Si conferma, nella media, la tendenza di carenza affettiva verso le femminili chiappe. O femmine ingrate, avete un dono così incantevole e affascinante e lo bistrattate.

The oscar goes to: una coppia di 18-19enni (ad occhio), come da copione bionda+mora, complessivamente a livelli di eccellenza, che si sono messe in topless (e non erano proprio piatte), rassicurate dal fatto che in spiaggia non c’era quasi nessuno (probabilmente mi avevano scambiato per un osso di seppia). Con due sederi così commuoventi da meritare l’esposizione alla Biennale d’Arte Sacra. Grazie di esistere. Non erano lacrime quelle che fuoriuscivano dai miei occhi stralunati, ma eccesso di produzione di bava che cercava nuovi varchi verso l’esterno. Tornando a casa dalla spiaggia ho lasciato lungo la strada una scia simil lumaca. Il giorno successivo il quotidiano locale ha segnalate alcune cadute accidentali di passanti dovute ad una inspiegabile scivolosità del manto stradale.

Sportello reclami per due ragazze mie concittadine che si mettevano sempre accanto a me (dunque  fortemente miopi), un’otaria e una stangona bionda.
La pingue otaria ad occhio si era pappata un intero branco di sardine, peccato perché tolti i 50 chili in più avrebbe potuto avere tutti i numeri per essere una bella ragasssa. La pertica bionda aveva un viso molto carino, fisico armonico anche se con zero tette (ma questo per me è quasi ininfluente, le tette non sono meritocratiche). Però, reato penale (altro che lavavetri abusivi), non solo aveva il culo super-cadente e iper-cellulitico ma tossiva come una vecchia di 70 anni a causa delle continue sigarette; io, usando le avanzate tecniche del RIS di Parma, avevo stimato la loro età sui 26-28, invece alla fine è venuto fuori, ascoltandole chiaccherare, che avevano 20 anni. Sui pacchetti dovrebbero scrivere: "il fumo nuoce gravemente alla topa". Ma se invece di fumare e rosolarsi al sole si fossero fatte una nuotatina… maremma adiposa che spreco di fia! Queste son cose che mettono davvero tristezza, mica la fame nì mondo.

The worst: tre extracomunitari :-), due napoletani e un romano, che si sono messi a baccagliare queste due ragazze di cui sopra, a poco più di un metro da me. Mi son dovuto sorbire una sequela micidiale di frasi idiote e espressioni dialettali che se le avessi appuntate avrei potuto scrivere io stesso il prossimo libro di Federico Moccia ambientato a Secondigliano. Meglio le seghe con dignità che scadere a certi livelli. O meglio, se proprio devi perdere la dignità fallo per una che merita, non per una che scatarra prima di baciarti o per una che a letto di notte, colta dalla fame, ti rosicchia un braccio perché ha finito il pollo fritto che teneva sul comodino (sopra il libro di Moccia, ovviamente).

Il fatto inspiegabile. Passeggiatina serale per le vie della località balneare, mi viene incontro una ragazza mai vista prima che a tre metri da me ferma il passo e mi fissa attonita. Sembrava che da un momento all’altro  mi dovesse puntare il dito contro gridando "aaaaah! è lui! è lui!! assassino assassino!!", inquieto ho allungato il passo sgattaiolando via fra la folla.

Muore Pavarotti, famoso tenore monegasco

Premetto che di Pavarotti ho ben 4 cd, specificando che non ho tanti cd. Non è che ce l’ho con lui perché ha duettato con cani e porci (ivi incluso Zucchero). Come tenore, per quel poco che ci capisco di opera, mi piaceva. Però non mi piace l’aria mielosa e la beatificazione che soprattutto in Italia (paese patetico per eccellenza) accompagna la morte dei vip. Addirittura il Tg1 ha chiuso l’edizione serale con un Pavarotti in trasparenza sopra le esibizioni delle famigerate Frecce Tricolori. Quando è troppo è troppo.

So già che nei prossimi giorni ci sfrantumereranno le palle con il "nessun dorma" della Turandot di Puccini, come lui in 50 anni di carriera avesse cantato solo quella, come se l’opera fossero sempre i soliti quattro motivetti, con contorno di funiculì funiculà e napoletanate varie.

Pavarotti era un gran tenore, ma era anche un gran evasore, 40 miliardi di lire. Patteggiando con l’allora ministro Del Turco, come si trattasse di contrattare un ciondolino con un vu cumprà, riusci a fottere l’Italia e ne pagò solo 27. Si salvò dal processo per frode fiscale grazie ai tempi di prescrizione e da quello di dichiarazione infedele perché nel frattempo non era più considerato reato, grazie ad un decreto legge del gennaio 2001, firmato da Giuliano Amato. Lo stesso Amato che adesso vuole mandare in carcere un ragazzo che fa un graffito, ecco che razza di legalità ha in mente uno che ha banchettato per anni nel PSI.

La sentenza di assoluzione dice anche che Pavarotti «ha trasferito la sua residenza anagrafica in un paradiso fiscale e che conta i giorni di permanenza negli Stati Uniti per non rischiare di dover ivi pagare le imposte sui redditi mondiali, incompatibile con una descrizione dell’artista distante e scevro da interessi materiali. La sua condotta e le sue scelte non paiono per niente affidate al caso, anzi sembrano, almeno in parte, sorrette da strategie mirate e non proprio nobili».

Oppure possiamo anche non considerarlo evasore, accogliendo la sua dichiarazione di non essere più italiano dal 1983, ritenendosi egli monegasco, come ribadì più volte quando il fisco italiano gli mostrò il conto. Però a questo punto pare oltremodo ridicolo scomodare patetici patriottismi per un bravissimo tenore che però era orgoglioso cittadino del Principato di Monaco. Come cittadino lo piangano a Montecarlo, noi limitiamoci a ricordarlo come tenore.