No more Mastella

Ieri ho sentito per la prima volta una canzoncina, Umbrella, di una bella faiga, tale Rihanna. Probabilmente è famosa ma le radio che ascolto io non passano ‘sta roba controrivoluzionaria, ma solo storiche registrazioni dei congressi del Comintern. Canzoncina nemmeno tanto originale, che però stamani mi ha ispirato quanto segue.

When we wrote the coalition plan
we’ll wrote it together
promising it will be forever
saying we’ll respect it till the end
made a pact
but after a year I realize
there are no PACS and the DICO lacks
I’m asking myself how long it’s gonna last
I can’t stand no more Mastella
I can’t stand no more Mastella
(Ella ella eh eh eh)
no more Mastella
(Ella ella eh eh eh)
no more Mastella
(Ella ella eh eh eh)
no more Mastella
(ella ella eh eh eh eh eh eh)

Inspiegabilmente accadde alla stazione di Bologna

A volte ti accadono dei fatti così inspiegabili che ti tormentano con mille domande del tipo "perché proprio io?", "cosa significa ciò?", "è un segno del Fato?". Accadimenti che ti gettano nel panico e fanno crollare quelle certezze su cui fondavi la tua razionalità, i tuoi schemi logici, le tue convinzioni più profonde.
Credi che certe cose non possano accadere in senso assoluto, non solo a te. Ma poi succedono, e ti svuotano dentro. Ti ritrovi frastornato a cercare intorno a te, con sguardo disorientato, appigli rassicuranti nelle piccole certezze quotidiane. Ma tutto ciò che ti circonda ha nuove sembianze, senti gli oggetti ma non li vedi, come ritrovarsi in una notte della ragione.

Ieri è accaduto. A me, solo a me. Non una, ma ben due volte. Se ci penso sento la testa girarmi all’impazzata, con i pensieri che ruotano vorticosamente in cerca di una nuova collocazione ordinata e razionale. Due momenti distinti – ieri mattina e ieri sera – in una giornata apparentemente come tante altre. Se non fosse che.
Sono da poco passate le 9 e il vento freddo si insinua fra i binari della Stazione di Bologna. Come molte altre volte faccio il biglietto alle macchine fai-da-te, poi quasi trenta minuti ad aspettare il treno. Arriva, salgo. Quando sono a bordo realizzo l’inammissibile – «Non è possibile, come… forse è accaduto e non me ne sono accorto, ormai non ci faccio più caso. Mi sto certamente sbagliando. Sono rincoglionito più del solito.» – ma nel profondo so che sto mentendo a me stesso, e il pensiero mi tormenta tutta la giornata. Fosche ombre attraversano i miei pensieri.

Il sole è tramontato, giungo nuovamente alla stazione di Bologna. Devo convincermi che stamani il non-accadimento non è accaduto, che è stato solo uno scherzo di una mente ancora assonnata. Non è il freddo, ma l’atroce dubbio a far tremare le gambe. Ho già il biglietto in tasca. Sosto a lungo nel sottopassaggio, faccio finta di interessarmi alle macchinette distributrici di merendine e bevande. Intorno a me il silenzio – "Non è possibile, cosa succede?" – salgo, vago sul binario disperatamente, per aggrapparmi alle ultime speranze di riafferrare le mie certezze. Indugio con le monete in mano davanti al distributore self-service. Niente. Mosso da disperazione inserisco le monete in modo che mi restituisca un abbondante resto, non faccio a caso nemmeno a ciò che prendo, ritrovandomi in mano una Fiesta Ferrero, che non mangiavo da quando ero bambino e che mi aveva sempre fatto schifo. Un fragoroso tintinnio si diffonde fra gli stanchi passeggeri in attesa. Recupero goffamente il resto, spiccioli, tanti abbondanti spiccioli. «Non è possibile, ancora… ma ho fatto tutto ciò che dovevo, dove ho sbagliato? Perché io? Perché oggi?».
Arriva il treno, getto un ultimo disperato sguardo sulla banchina. Salgo e la mia mente è già partita: "È accaduto di nuovo, non può accadere, non in questo mondo". Il treno fugge dalla stazione e strappa via le mie convinzioni. Il mio sguardo vuoto gettato fuori dal finestrino, la paura di un viaggio nel buio, in cui ti lasci trasportare e sai che non potrai fermarti, cerchi di convincerti di sapere dove stai andando ma i sensi non possono confermartelo.

Transitare nella stazione di Bologna senza che anima vivente ti chieda soldi, "un euro per il biglietto", "qualche monetina", "mi lasci il resto?". A me ieri è accaduto non una, ma ben due volte. Lo giuro. So bene che sia difficile da credere, a memoria d’uomo non era mai capitato prima. So anche che è da pazzi ipotizzare che possa risuccedere, questo dovrebbe rassicurarmi. Ma è avvenuto, perdio, e la mia vita non può più essere la stessa.

Nuntio vobis gaudium magnum: habemus papa boy

Veltroni – come previsto – viene acclamato segretario del nuovo Partito Democratico dopo le ennesime primare-farsa. Il 99% delle liste sostenevano lui, e fra i candidati di queste liste c’era un po’ di tutto, da Marina Salamon alla teocon Binetti, per fare l’en plein ci mancava solo Veronica Lario (che ha rifiutato la proposta) e Topo Gigio. Naturalmente non era possibile esprimere preferenze per candidati collegati a Veltroni, per cui uno si prendeva tutto il pacchetto in bundling.
Cosa ancora più importante, hanno votato per un partito di cui non esiste un manifesto politico, figuriamoci un programma elettorale. Mi chiedo, ma la gente in base a cosa ha votato? Alla faccia più simpatica e tenerona? Il confronto fra i candidati sarebbe stato il requisito minimo per dare uno straccio di dignità all’evento, il cui esito era già stato deciso dalle segreterie DS e Margherita.

La cosa ha del ridicolo. E’ come se degli imprenditori iniziassero a parlare di incarichi aziendali quando ancora non hanno deciso di cosa si occuperà l’azienda che devono fondare. Prima distribuiamo le poltrone, poi decideremo se aprire una catena di ristoranti o occuparci di attacchinaggio. Una cosa del genere è plausibile solo per apre un’attività per riciclare denaro sporco.
Probabilmente il PD, nelle menti dei suoi padrini, ha il solo problema di come spendere quella fetta di voti che il popolo gli tributerà, volente o nolente. Il programma e il manifesto si sa, sono concetti vetero-comunisti.

Su Veltroni come politico voglio dire solo una cosa: Veltroni = Papa Boy. E mi fermo qui, le bestemmie aggiungetecele voi.

I dementi del venerdì sera

Bologna: sassaiola contro due treni

Un gruppetto persone, probabilmente teppisti, ha preso di mira questa sera l’Eurostar Milano-Roma delle 19.46 e l’Intercity Milano-Pescara delle 19.09 colpendoli con fitte sassaiole al passaggio della barriera di Bologna, prima della stazione.

Per entrambi i convogli la scheggiatura di diversi finestrini e il fermo per piu’ di un’ora sul binario in stazione per la messa in sicurezza. Non ci sono stati feriti e altri disagi per la circolazione dei treni oltre a quelli coinvolti. Indagini sono in corso per identificare gli autori del gesto.

Grazie a questi idioti l’Eurostar è arrivato a Firenze con 100 minuti di ritardo. Ed io con lui. Dato che stamattina mi sono svegliato alle 5:30 ed è tutto il giorno che sono in giro mi sarebbe piaciuto tornare a casa in orario per farmi una cena a modo, e non alle 23. Non vorrei essere nei panni di quei poveracci (e ce n’erano) che grazie al mostruoso ritardo hanno perso l’ultima coincidenza disponibile per tornare a casa e si ritroveranno fermi a Firenze SMN o Roma Termini.