Rincoglionimenti quotidiani

Due giorni a cercare una tessera. Dove l’ho messa, dove non l’ho messa, eppure credevo di averla nella nuova borsa del portatile. Setaccio la casa per un giorno. Cerchi di ripercorrere mentalmente gli ultimi avvistamenti dell’oggetto scomparso. Finiscono sempre lì, nella borsa. La ricontrollo, no non c’è.
"Vabbè domani viene fuori"
Ieri continuano le ricerche, vane. Ricontrollo per scrupolo la borsa, "eppure cazzo l’ultima volta…".
Subentra la fase di panico: l’ho persa diobecco. L’ho lasciata a casa dei miei, no in banca, no in treno. No l’hanno rapita gli alieni.
Poco prima di andare a letto sposto la borsa dal tavolino.
Riapro le cerniere. Zip, zap, zip, zap.
"Certo che ce n’ha di tasche e scomparti. Qui niente, qui idem, qui… ‘orcamadoe".

Hanno inventato le minitasche interne ad altre tasche, sappiatelo.

Sappiate anche che scene del genere per me sono la consuetudine. Ci sono così abituato che se una cosa la trovo esattamente dove credevo che fosse mi spavento perché penso che l’abbia spostata qualcuno.

Ah, per la cronaca, oggi la tessera non la ritrovo più. Di ieri l’ultima cosa che ricordo era "ora la metto qui così non la perdo più". Adesso non riesco a ricordare cosa significasse quel "qui".

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Sogni realistici

Sono tempi di grossa crisi ideologica e ciò mi rende inquieto. Debbo raccontarvi il sogno che ho fatto ieri notte e che mi ha un po’ turbato.

Entro in un palazzo, stile Casa del Popolo. In effetti è una Casa del Popolo ma sembra quasi un rifugio antiatomico. Varco la porta, entro in un lunghissimo corridoio ben illuminato, alle pareti ogni pochi metri un manifesto dei bei tempi che furono: facce di Lenin, annunci di manifestazioni, mobilitazioni, lotte, gramsci, CLN, Marx, molti faccioni di Lenin. Alla fine del corridoio, con un fascio di luce a illuminarla, una gigantesca falce e martello appesa alla parete, incorniciata da due rosse bandiere.
 
Sui lati si aprono due ali di corridoi. Gruppetti di tre, quattro persone in età avanzata parlottano. Cammino e trovo stanze vuote, e poi ragazzi vestiti tipo Festa dell’Unità alla Fortezza da Basso (fighetti insomma). Mi sento un po’ spaesato.
Prendo posto fra le prime file in una sala gremita di gente, all’apparenza diessini direi. In prima fila noto un ragazzo e ragazza sui 20 con faccia da stronzi, lui vestito in giacca e cravatta e lei da quarantenne: "quei due sono i rappresentanti di Forza Italia" mi dice uno. Vedo alcune facce che non vedevo da anni, amici delle medie.

Inizia il dibattito, e il tizio al microfono si alza e inizia a recitare la Messa Cattolica, sì, la Messa Dio Madonna! Io rimango allibito, mi guardo in giro e noto che anche altri sono perplessi. Pochi comunque. Inizio a bestemmiare sottovoce. Il tizio non l’abbozza e continua la funzione religiosa citando la Bibbia, alché io m’alzo e sbotto con un sano moccolo e inizio a reclamare l’Internazionale, Marx, l’ateismo e attacco una filippica sul recupero di una identità di sinistra, sul coinvolgimento di noi ggiovani e infervoramenti vari. Faccio notare il contrasto di ciò che sta accadendo coi cimeli appesi ai muri, debbono scomparire o l’uno o l’altro.
Il prelato diessino, sorpreso dalla protesta, nafanta discorsi sui tempi che cambiano, sul prendere consenso fra i "moderati" cattolici ecc. E io m’incazzo ancora di più e giù Cristi e Madonne.
Non ricordo bene poi come è finita la cosa, quando esco dalla sala ritrovo corridoi enormi semivuoti, qualche ragazzo appoggiato al muro e vestito da passeggiata in Via Calzaioli.

Non ricordo altro, forse il sogno è finito lì o il contesto è mutato totalmente, come spesso mi accade.
Però è davvero preoccupante fare sogni del genere, temo per la mia psiche. E’ ancora più inquietante che forse quel sogno non sia poi così distante dalla realtà.