La guerra dei mondi dei rincoglioniti

Ieri sera su una delle tv del nostro amato Presidente Don Berlusconi (baciamo le mani) hanno passato  "La guerra dei mondi" del regista Stefano Spilbergo, remake di un film del 60 o giù di lì. Io masochisticamente me lo sono visto, insieme a tonnellate di pubblicità.

Il film inizia in modo ridicolo, con tutti che guardano dalla parte sbagliata del villaggio, poi arriva il protagonista furbetto-der-quartierino "aò, guardamo dar retro che se vede mejo" e tutti i giardinetti si popolano di beoti inebetiti. C’è vento e tempesta, e nessuno che corre a ritirare le lenzuola: si vede che Spielberg non ha mai fatto un bucato in vita sua e non sa quanto sia odioso rilavare i panni.
 
Si rompe l’asfalto, una mostruosa macchina aliena sbuca fuori, e la massa di idioti sta lì ferma a guardare "oooh my god ora distribuisce le caramelline". Iniziano a scappare poco convinti (o forse solo appesantiti da McDonald’s) solo quando i primi vengono seccati da un laser. Ok è ambientato negli USA e si sà che lì non brillano per intelligenza, ma paiono troppo stupidi anche per lo standard statunitense, per cui meritano la morte. Alché quando le navette li fanno fuori lo spettatore pensa godendo "oh finalmente crepano questi inutili idioti".

Manca purtroppo la consueta figura della donna (tettona) spastica e isterica, sostituita però ottimamente da una bambina gracchiante che speri non venga disintegrata, ma solo perché vuoi vederla morire lentamente e atrocemente, così per una buona volta urla per un valido motivo. La piccola è nevrotica quando ancora non sa nulla dell’accaduto, poi vede esplodere la città, disintegrare gente e dopo mezz’ora è calmissima a casa. Tranne ritornare psicolabile quando meno è opportuno.

Il protagonista scampa al massacro iniziale, trova la casa vuota con a rigor di logica dispense piene di cibo e cosa prepara? Pan carrè con burro di arachidi. E’ a questo punto che il figlio abbandona ogni speranza e prende la decisione di compiere un suicidio dignitoso andando a farsi disintegrare dagli alieni.

Rimbambiti da carne agli ormoni e OGM, i cittadini statunitensi non comprendono che concentrarsi tutti in un luogo non è consigliabile, per cui: tutti in marcia sulle stesse strade, tutti che cercano di salire su una nave quando vedono arrivare i mostri "eccoli! oddio presto infiliamoci nella scatoletta di lamiera e fuggiamo a 20 km all’ora!". Da notare come abbiano riempito la nave di auto ma lascino sul molo la folla "prima le macchine, che sennò ci tocca andare a piedi ai fast food". Con gran fatica fra l’altro, perché le macchine ce le hanno spinte a mano, giacché erano tutte messe fuori uso. A questo punto lo spettatore si incazza con gli alieni quando ne lasciano qualcuno vivo "occhio quello scappa! Lì prendilo!".

Gli alieni si vedono per la prima volta quando scendono nel rifugio dei tre dementi, e non ci fanno una bella figura. Esseri più rincoglioniti di mio nonno ultra 90enne, che si farebbero fregare a nascondino anche da un Giuliano Ferrara colto da meteorismo. A questo punto lo spettatore ricomincia a parteggiare per gli statunitensi "dai, dopo tutto hanno inventato le conigliette di Playboy".

Scena finale assurda e patetica, nella riunione familiare ci mancava solo che la moglie uscisse con un tacchino al forno sul vassoio dicendo "buon 4 luglio!". Il figlio è vivo, era andato mica a combattere, ma da mamma per mangiare qualcosa di decente. Alla fine uno intelligente, finalmente! Così lo spettatore si rasserena "speriamo eleggano lui come presidente".
Ma Tom Cruise lancia alla cinepresa uno sguardo strano che sembra dire "io voterò per il tacchino". Grandi emozioni, grandi sensazioni, grande cinema.

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Visti da me: Il deserto rosso

Ieri ho visto ‘sto filme del 1964, Il Deserto Rosso, di Michelangelo Antonioni. Solitamente metto le "recensioni" su Twitter ma stavolta quei pochi caratteri a disposizione non bastavano.
Chiarisco subito: non si vede mezza chiappa, niente scene della doccia, nessuna college girl in calore. Detto così potreste pensare "che film di merda"; invece no, anche senza donnine gnude – stranamente – è un bel film che vale la pena guardare. No, non ci sono nemmeno gli zombi, so che qualcuno ci sperava.
Questo è il primo film girato a colori di Antonioni ed è anche – per adesso –  il suo unico film a colori da me visto (sto cercando di vedere prima quelli più vecchi).

Allora, la protagonista è una fia bionda (Monica Vitti) che io da bambino avevo sempre visto vecchia (non ricordo nemmeno in quali film) e non sapevo fosse stata giovane anche lei, poi ultimamente mi son visto tre film di Antonioni in cui lei è presente (e ventenne circa) e devo dire che è bombabilissima, oltre che muy affascinante.

Prima cosa: la fotografia di Deserto Rosso è letteralmente da seghe. Non mi vengono in mente definizioni migliori. Se siete appassionati di fotografia anche extra-cinema vale la pena guardarlo anche solo per questo aspetto.
Della trama non svelo nulla, dico solo che la bionda c’ha grossa crisi pissicologica ed è un po’ schizzata di testa (d’altra parte è bionda) e suo marito è così faccia di culo che potrebbe fare il testimonial di Confindustria. Il film è ambientato in una Ravenna divenuta discarica di rifiuti tossici, o rifiuti tossici divenuti Ravenna, la trama è nebbiosa.  L’ambiente è così deturpato che vedendolo oggi ti vengono in mente le discariche napoletane e di conseguenza ti sembra di intravedere Bassolino che spunta fuori dal liquame e dice "non è colpa mia, non mi dimetto!".

Il film è molto coinvolgente dal punto di vista emotivo, come tutti quelli di Antonioni che sto guardando nelle ultime settimane; invero un po’ meno degli altri, ad essere sincero. Quando un film mi coinvolge dopo averlo visto non passo come vorrebbe la prassi ad un buon porno ma vado direttamente a letto a rifletterci sopra, e questo è accaduto anche per Deserto Rosso (come per i film precedenti dello stesso regista). Può sembrare esagerato, cari amici onanisti che nulla separerebbe del raspone della buona notte, ma vi assicuro che è uno di quei film che turba il letargo dei miei neuroni residui e non riuscirei a concentrarmi in altre faccende.

Insomma un film consigliato, da vedere con tranquillità dunque niente amici ne’ amiche che tanto non ve la danno certo dopo un film del genere; anzi, probabile che – stimolate all’introspezione dal film – vi attacchino una lagna interminabile sull’ex-fidanzato o vi confessino di essere incomprese da tutti i sei con cui trombano attualmente e che per fortuna ci siete voi – l’amico asessuato – con cui parlarne.

Accade nei film

Ispirato da questo post dell’esimio Catopedro, ecco una lista dei luoghi comuni nei film (soprattutto quelli d’oltreoceano) che mi sono venuti in mente nell’ultima mezz’ora di pausa-cazzeggio.

– solo il capo dei cattivi può essere bello, gli altri devono essere rigorosamente mostruosi;
– i timer si interrompono sempre all’ultimo secondo;
– se una ha le tette molto grosse, non è sicuramente la protagonista e muore dopo aver fatto la doccia;
– i protagonisti buoni hanno sempre frigoriferi vuoti e mangiano da schifo;
– il capo dei cattivi è una persona di buon gusto che ama le belle donne e la buona cucina, però è circondato da bifolchi;
– i cattivi muoiono sempre al primo colpo e all’istante, tranne il capo e il suo uomo più fedele;
– sia al buono sia al cattivo le donne sopra i 35 fanno cacare;
– se il protagonista ha una figlia, questa è strafica e un po’ maiala;
– dopo aver trombato le donne si coprono le tette con le coperte;
– se dopo aver trombato deve scendere dal letto, pur di non farsi vedere nuda si trascinerà dietro tutte le lenzuola;
– una sprangata sui denti al massimo provoca un taglietto sul labbro;
– tutti usano programmi di posta elettronica orribili e con icone enormi;
– il software è sempre con sfondo nero e semi-trasparenze, e qualche scritta si muove sempre sui lati;
– le macchine fotografiche hanno sempre l’adesivo nero sopra la marca;
– se è il tuo ultimo giorno di lavoro e sei in polizia, dammi retta datti malato e stai a casa;
– la moglie dell’amico del protagonista è un cesso col culo grosso, tranne nel caso in cui l’amico muore e allora lui se la tromba;
– un protagonista non può stare con una sopra i 30, se ci sta la lascerà;
– le donne senza tette hanno un fisico super atletico, altrimenti non esistono;
– le scuole sono frequentate da masse di ritardati mentali vestiti da burini;
– ti basterà ricordare che Napoleone era un tizio francese e avrai passato l’interrogazione;
– le interrogazioni sono sempre collettive, ma anche alle domande più stupide nessuno sa rispondere;
– a scuola i negri stanno seduti come oranghi, con le scarpe sui banchi e le braccia penzoloni;
– se sono ricchi e vestiti da "checche al golf club", sono bianchi;
– anche la ragazza più timida diventerà un gran troione prima della fine;
– dopo aver lasciato il fidanzato sfigatello perché l’ha sorpreso ubriaco, la brava ragazza si mette col protagonista figo a cui perdonerà qualsiasi nefandezza;
– le ragazze se si innamorano del poveraccio e non del riccone lo fanno perché sanno per certo che prima del finale diventerà ricchissimo;
– l’hacker è brutto, con gli occhiali e magrolino. Se è una comparsa. Ma se l’hacker è il protagonista sarà un figone palestrato esperto di combattimento che non si capisce cazzo ci trovasse di così divertente nel penetrare i firewall quando avrebbe potuto penetrare ben altro;
– se le donne non la danno via è una fiction di Rai Uno su qualche suora martire, cambia canale;
– se il film è ambientato in una scuola superiore italiana, gli attori saranno perlomeno 25enni;
– se è un film USA, gli italiani sono ritardati mentali e disonesti, i francesi sono antipatici e cattivi;
– per il protagonista la povertà è sempre una condizione di passaggio;
– le case sono sempre enormi, tranne quelle dei negri e degli italiani. Gli ispanici hanno case grandi ma disordinate;
– le città statunitensi sono piene di belle fiche e gente in forma, i grassoni sono così rari che colgono impreparati gli inservienti;
– sul retro c’è sempre la scala antincendio che l’assassino può usare per entrare dalla finestra, le inferriate non esistono;
– le porte sono fatte di legno impiallacciato così scadente che nemmeno i mobili dell’Ikea, i criminali del quartiere te la buttano giù con un calcio due volte a settimana. Le porte blindate non le hanno inventate;
– se una figona è in mutande e sta ascoltando la musica con le cuffiette, verrà uccisa entro pochi secondi;
– le donne non si innamorano mai del protagonista quando sta attraversando momenti difficili finanziariamente, però appena avrà successo troverà la brava ragazza (disinteressata);
– la macchina del protagonista ha problemi all’accensione, però una volta partita la puoi mandare a tavoletta, farla sbattere dappertutto e non farà manco un singhiozzo;
– se il protagonista uccide, quello se l’era meritato;
– quando il buono deve inseguire un criminale in strada non si fa problemi a provocare centinaia di incidenti mortali;
– se non esplode qualcosa non è un film statunitense;
– per resistere al fetore di un cadavere in avanzato stato di decomposizione basta un piccolo fazzolettino bianco;
– il protagonista in un conflitto a fuoco manca il cattivo a 10 metri, ma se mentre spara si lancia in caduta libera lo becca di sicuro.

Signore e signori, buonanotte

Inauguro la sezione cineforum con il film che ho finito di vedere pochi secondi fa grazie all’esclusivo canale Satellitaldigitale El Mulo Piddupi International: Signore e signori, buonanotte. E’ un film satirico del 1978 concepito ad episodi, con un cast di altissimo livello: Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Ugo Tognazzi,  Paolo Villaggio. Maggiori informazioni le trovate sui siti specializzati.

L’episodio sul bambino napoletano è un simil-reportage drammatico che viene stemperato nel surreale da un ottimo Villaggio lucidamente farneticante che ricorda molti ospiti di Porta a Porta.
Fra i quattro politici napoletani ce n’è uno che deve aver ispirato un tale Silvio B. nel suo discorso d’esordio al parlamento europeo (vedi video su youtube) nel citare pateticamente "u sole e u mare".

Il pezzo di Tognazzi che fa il generale mi ha fatto lacrimare dalle risate fino al finale col botto (dove invece più che ridere si gode).

Il concetto del Disgraziometro è praticamente il perno di metà dei palinsesti televisivi attuali.

Si ride ma non solo. L’attualità del film è a tratti sconvolgente, ed impressiona che da questo punto di vista l’Italia, in 30 anni, non sia cambiata affatto.
E ora signore e signori, buonanotte, vado a dormì.